Aumento bollo deposito titoli definitivo, ma sempre discutibile

titoli di statoE’ stato definitivamente approvato il Ddl di conversione del decreto n. 98/2011 (c.d. “manovra correttiva”)sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Tra le variazioni intervenute rispetto a quanto originariamente previsto è stata modificato (ma non eccessivamente migliorato) l’articolo riguardante l’aumento dell’imposta di bollo sul deposito titoli.

Come detto era stato proposto un bollo a 120 euro fino al 2013 ed in seguito a 150 euro per il deposito titoli con somme inferiori a 50.000 euro e a 380 per le somme pari o superiori a 50.000 euro.

Questa versione della manovra ha suscitato molte polemiche per 2 principali motivi:

  • colpisce i piccoli risparmiatori
  • non è progressiva

Il combinato dei due difetti comporta addirittura che chi ha più investimenti in titoli paga percentualmente di meno rispetto al piccolo risparmiatore e salendo l’investimento l’incisione della tassa diventa ininfluente.

Con un emendamento presentato in Senato sono state accolte le obiezioni lamentate e la situazione definitiva è questa:



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-per chi possiede una giacenza di valore inferiore ai 50.000 euro non ci saranno variazioni e viene confermato il bollo attuale di 34,70 euro.

da oggi e fino al 31/12/2012

  • tra 50.000 e 150.000€  bollo di 70€
  • tra 150.000 e 500.000€ bollo di 240€
  • oltre 500.000 bollo di 680€

dal 01/01/2013

  • tra 50.000 e 150.000€ bollo di 230€
  • tra 150.000 e 500.000€ bollo di 780€
  • oltre 500.000 bollo di ben 1100€

In totale, gli incrementi previsti sull’imposta di bollo determineranno un recupero di gettito su base annua di circa 897 milioni di euro per i primi due anni e di poco oltre i 2,5 miliardi  di euro a regime, con un aumento finale di 125 milioni rispetto al testo originario della manovra.

C’è una maggior progressione dell’imposta e vengono salvati i piccoli risparmiatori, ma resta l’obiezione di fondo che rende ingiusta l’applicazione dell’imposta di bolo sul deposito titoli.

Il deposito titoli è un registro tenuto dalla banca (istituto privato) relativo agli investimenti in titoli del suo cliente (non contribuente) che riconosce per questo servizio delle commissioni all’istituto di credito.

Quindi il cliente paga per una prestazione professionale, privata, e non si capisce quale sia il contributo dello Stato al mantenimento di questo registro e per quali motivi possa chiedere una rivalsa economica sulla prestazione. Se alla tassa deve corrispondere un’erogazione di servizio da parte dello Stato, in questo caso non vi è riconducibile nessun servizio reso.

Il problema sono quei 2,5 miliardi  di maggior gettito (non riesco a quantificare il gettito totale, ma partendo da questa base è enorme) cui uno Stato in perenne deficit di bilancio non può rinunciare. Ed aumentare le tasse su prestazioni già individuate è semplicissimo, così come viene ancora una volta colpito in questa manovra il lavoratore dipendente, in particolare del pubblico impiego, dato che le tasse vengono trattenute alla fonte.

E’ facile immaginarsi come il contribuente cerchi di difendersi nei modi leciti da questo balzello.

Chi ha già aperto più di un conto corrente può valutare di dividere l’investimento in titoli fra i 2 o più conti in modo da scendere di almeno di uno scaglione previsto .

Per esempio se ho un deposito titoli da 90.000 euro, dividendolo in 2 depositi diversi da 45.000 ed entrando quindi nello scaglione sotto i 50.000 euro nel 2013 pagherò di bollo € 69,40 (34,70 X 2) invece di € 230,00 .

In altri casi, dove non c’è questa possibilità, o in aggiunta, si possono dirottare gli investimenti in settori dove non c’è il deposito titoli, nei fondi o ad esempio Conto Arancio.





Aumento bollo deposito titoli definitivo, ma sempre discutibile ultima modifica: 2011-07-16T10:30:40+00:00 da admin

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